ARTICOLO – “Il soffio di Eolo” di Marisa Davy

Cosa dire? Con quali parole ricordare la dott.ssa Davy ? si arriva alla considerazione che non occorre tanto cercarle. C’è tutto il valore della sua testimonianza, c’è l’importanza del solco che lei è riuscita a tracciare proprio come l’aratro con la sua terra. E la Davy ha lavorato su di un terreno dalle zolle dure, a questo lei ci era abituata. E’ a partire da lei e dal dr. Catalano, psicoanalista, psicodrammatista , suo compagno di vita che sono state poste le basi a che lo Psicodramma Analitico potesse radicarsi nel nostro territorio. Con noi altri la Davy ha voluto condividere la sua passione per Lacan, per lo psicodramma Analitico, nella consapevolezza che non si possono percorrere terre sconosciute se non attraverso nuove strade. E lo Psicodramma ha rappresentato per molti di noi l’orizzonte, il punto di approdo di un percorso di ricerca, il traliccio attorno a cui la vite si attorciglia.

La dott.ssa Davy è stata fortemente appassionata di clinica a cui ha dedicato l’intera sua vita.

Per molti è stata una madre simbolica, accogliendo, oserei dire custodendo il desiderio di quanti le
portavano il loro bisogno di venire alla luce, di essere nel mondo con un senso, con una propria parola. Lascia in eredità il suo sentimento per la vita. La sua presenza come “presenza dell’Altro” è stata per molti quel punto di attracco che sottrae dalla insensatezza della vita . E lei di vita ne aveva veramente tanta.

Il suo impegno nella clinica è stato come se fosse “aperto ai quattro venti”, dai gruppi di psicodramma
settimanali a quelli mensili, articolati su due giornate. E’ sempre attraverso il suo impegno che si sono
attivati percorsi di formazione nei quali ciascuno, come ha potuto , ha dato un senso e direzione a delle domande sul proprio modo di essere nella relazione con l’altro. Senza quell’incontro, senza quello “scatto” insito in quel movimento transferale, quelle stesse domande forse non avrebbero avuto quel lievito necessario per essere “lavorate”. L’interesse, la curiosità che la dott.ssa Davy è stata capace di attivare intorno alla psicoanalisi è stato notevole in un territorio, del resto, sino ad allora scarno di un autentico movimento di pensiero psicoanalitico.

La dott.ssa Davy è stata noncurante delle “cariche”, non alla ricerca di una visibilità “ tout court” e questo la poneva su un piano di autentica libertà nella assunzione della propria posizione, accettandone anche il costo. Preziosi i suoi scritti, tra questi quello in allegato sullo psicodramma individuale, ove riporta le sue riflessioni e considerazioni relativamente a questa sua esperienza. Ci si chiede oggi come sia possibile continuare quel lavoro da lei avviato, come può essere pensabile il dare un senso a quel solco da lei tracciato in un terreno dalle dure zolle.

Ci lascia la dott.ssa Davy un esempio di vita autenticamente vissuta.

Un mio ricordo legato a lei mi riporta ad un evento della sua vita legato alla morte del suo compagno. In una austera sala della provincia, in occasione della commemorazione di Lorenzo Catalano, la sua voce ad un certo punto incespica. Il suo pianto è quello di una donna che ha perso il suo compagno e di sé lascia intravedere tutta quanta la sua umanità.

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ARTICOLO – “Il soffio di Eolo” di Marisa Davy

L’articolo della dott.ssa Davy è stato tratto dalla Rivista Italiana di Psicodramma Analitico “Area Analisi” anno IV n. 7 – ottobre 1990 mentre “notizie Convegni” a firma di M. Fedele e A. Gurini sempre dalla Rivista italiana di psicodramma Analitico “Area Analisi” anno II N.3 – OTTOBRE 1988

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