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Rappresentazione e immaginario

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Nella sezione “Rappresentazione e immaginario” verrà fatta una riflessione su una clinica freudiana nello Psicodramma. Costituire una clinica significa rendere un caso parlante, far sì che il disagio che il paziente lamenta parli per lui e lo orienti verso una migliore conoscenza di sé. Lo Psicodramma Analitico è spazio di parola ma non solo: è spazio di gioco. Grazie al gioco le parole di ciascuno dei partecipanti prendono via via consistenza: da una “piatta visione frontale” di un episodio vissuto si può giungere a costruire una visione “a tutto tondo” che aiuterà ognuno a scoprire un po’ di verità su di sé. Ci interrogheremo dunque sui rapporti tra l’immaginario , termine con cui indichiamo questa visione iniziale e a volte un po’ scontata della realtà di cui si è portatori, e la rappresentazione giocata , in quanto momento di scoperta di nuovi punti di vista della propria condizione soggettiva. “Mi lasci parlare”, così una paziente esclamò rivolgendosi a Freud; lo stesso accade nello psicodramma analitico, dove la parola del soggetto rivendica la possibilità di trasformarsi e arricchirsi nell’incontro e il confronto con le parole degli altri . Ogni scambio porta nuovo vigore e consistenza fino a che la parola sia pronta a diventare gioco. Nel gioco avvengono raffronti, spostamenti, riavvicinamenti che andranno a comporre un quadro, un “vero quadro” in rapporto ai “falsi quadri” dell’inizio. La seduta ed il gioco mirano a filtrare quelle costruzioni immaginarie che impediscono alla persona di farsi portatore di una parola piena, che lo ponga in contatto con il suo desiderio. Descriveremo dunque questo percorso che si ripropone ad ogni seduta di psicodramma analitico, e che grazie anche alla presenza discreta ma costante del terapeuta, darà ad ogni partecipante la possibilità di individuare e percorrere la propria via verso una soggettività più autentica.