Lo Psicodramma: un apparato per rappresentare

La sofferenza emotiva, spesso negata, porta lontano dal fare un lavoro psicologico profondo e trasformativo. Lo psicodramma diviene allora un apparato per rappresentare, per far evolvere la nostra mente. Gli aspetti emotivi-affettivi sono atti comunicativi che bisogna poter accogliere, attraverso lo sguardo e il gioco. Con le associazioni libere i partecipanti del gruppo in cerchio possono esprimersi spontaneamente e suscitare affetti nell’altro e consentirne la rappresentazione.
“L’atto analitico” raggiunge il bambino nell’adulto per poter dare risposta a quel bisogno che la madre non ha soddisfatto. Il gruppo accoglie l’alterità dei pazienti e la drammaticità delle loro pulsioni nel contesto interpersonale e intrapersonale che si attiva in seduta.
Nel prendere in considerazione l’area psicodrammatica occorre ricordare che “lo psicodramma è una rappresentazione” che viene a trovarsi su un piano totalmente immaginario. Il libro di Gaudè amplia e sollecita l’attenzione all’atto analitico, con il gioco e con lo scambio di ruolo si può raggiungere il luogo, la spaccatura, dove interviene il simbolico.
Con il gioco si sceglie, si dà un taglio nella rappresentazione dell’identità dei partecipanti al gruppo, qualcosa si perde e si acquista un tratto di sé sconosciuto negato, un desiderio respinto. Nel momento di sottolineatura avviene un lavoro di elaborazione transferale che si collega alla tra ma soggettiva, una sorta “di interpretazione in atto” che fa emergere il soggetto. Si amplia il funzionamento psichico della mente umana attuando un processo di trasformazione del traumatico in simbolico accogliendo i momenti di urgenza emozionale e creando le condizioni strutturali e ambientali per riprendere a vivere e a crescere.


Animatore: Roberta Biolcati
Osservatore: Roberto Pani
Relatore: Cinzia Carnevali