Gioco

Con il termine gioco in psicodramma si intende il passaggio dal discorso indiretto (racconto fatto dal posto) al discorso diretto (rappresentazione della scena raccontata).
Il gioco rappresenta l’elemento centrale e qualificante dello psicodramma analitico freudiano, anche se vi sono sedute in cui può non verificarsi alcun gioco. 

Il gioco nello psicodramma analitico si caratterizza attraverso la funzione della direzione della cura portata avanti dall’animatore e dall’osservatore. 
Ha il suo prototipo nel gioco del fort-da descritto da Freud in Al di là del principio di piacere in quanto la rappresentazione esige la rinuncia alla soddisfazione immediata.

La regola a cui è necessario attenersi durante il gioco è la regola del “come se”: non è possibile contatto tra i partecipanti al gioco. 
La realtà quotidiana è lo spunto da cui prende l’avvio il gioco, che può nascere solo da esperienze in cui il soggetto si è trovato veramente coinvolto, sia pure in sogno.

Non viene promosso il gioco di scene fabulate, i temi dei sogni ad occhi aperti, le proiezioni nel futuro.

“Non si tratta di mettere in scena un evento per dare l’illusione della realtà […] il gioco drammatico ha per oggetto il punto di vista di cui il partecipante è portatore, da cui deriva la sua dimensione di messa in finzione della realtà, e mira ad una metaforizzazione dell’avvenimento vissuto attraverso il ritorno di una prospettiva obliqua”. (Gaudé S.2015. p.20)

Il gioco costituisce la cerniera tra il discorso che circola nella parte di seduta che lo procede e il discorso che può circolare in quella che lo segue. (Croce E. 2010).

Bibliografia
S. Freud, (1920),  Al di là del principio di piacere,  in : Opere Vol. IX, Bollati Boringhieri, Torino, 1989.

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