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I seguenti Articoli sono stati pubblicati o sono in via di pubblicazione in riviste diverse da quella istituzionale attuale e sono a cura dei soci o ex soci della SIPsA, trattano di argomenti relativi allo Psicodramma Freudiano e sono disposti in ordine alfabetico per autore.

Psicodramma ed effetti di esperienza

di Avron Ophélia 

Abstract: 

In questo articolo, il gioco psicodrammatico presentato attraverso l’esperienza di gruppi terapeutici privati e costituiti da pazienti adulti che hanno precedentemente seguito lunghe terapie individuali, introduce la trattazione alla categoria degli “stati limite”. La descrizione della dimensione gruppale declina gli effetti di presenza come sistemi fluttuanti di tensione-attenzione, legati alla presenza degli individui ed al legame immediato che tra loro si crea. A partire dall’esercizio delle funzioni d’inter- legame nei piccoli gruppi di terapia, è interrogata la loro organizzazione e la loro eventuale struttura difensiva nell’ambiente originario di ciascun paziente.

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Lo psicodramma analitico freudiano, in una classe universitaria di future ostetriche

di Banco Ivonne 

Abstract: 

La classe universitaria accoglie le giovani ragazze con il desiderio di diventare grandi ostetriche, portano la stanchezza della mattinata del reparto, dove hanno incontrato donne partorienti, donne neomamme, donne tristi. Sono tutte presenti e un futuro ostetrico è in mezzo a loro. La loro giovinezza in mezzo ad un servizio sanitario vecchio e stantio, come possono riuscire a visionare il loro futuro professionale? Il dispositivo dello psicodramma potrebbe essere un aiuto nella ricerca del loro desiderio professionale. Così dopo le lezioni frontali su Winnicott, con madre “sufficientemente buona” holding, la creatività nel gioco del bambino.

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Il gioco psicodrammatico come induttore della reverie

di Croce Benedetta Elena

Abstract:
L’intento che si propone questo lavoro è di sottolineare la specificità del lavoro di supervisione in un setting di psicodramma analitico, marcando l’importanza del promuovere nel terapeuta una capacità di “costruzione” che nasca e si nutra in uno stato di reverie. Il gioco nello psicodramma è presentato come strumento di frammentazione delle precedenti rappresentazioni del mondo esterno ed interno, che per ciascuno possono coincidere con il proprio fantasma dominante, permettendo che in uno spazio visivo e sonoro più consistente a livello percettivo venga promossa quella capacità di reverie alla base delle costruzioni fondamentali di ogni lavoro analitico. A derivarne è la possibilità per il terapeuta e per il paziente, di slegare quest’ultimo dalle pastoie dalle sue difese più costose.

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Essere o avere: contare

di De Angelis Mauro

Abstract:

L’utilizzo dello Psicodramma Analitico con pazienti psicotici in contesti istituzionali che operano sul territorio, detta l’avvento del tempo significante di un percorso interno alla seduta in gruppo, dove lo psicotico “conta” in presenza. In questo contributo, il gruppo di psicodramma analitico è introdotto come lo strumento che permette ad ogni partecipante ospite di un luogo di cura, di affrontare le complesse realtà ad esso legate e riguardanti il soggetto che lo “abita”.

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Come sognano le istituzioni

di Duez Bernard

Abstract:
L’autore parte dagli schemi successivi che Freud ha fatto della sua topica e grazie alla loro ritrascrizione topologica nello spazio, ha potuto capire che, al di là della necessità fisiologica e psichica del sonno, anche i gruppi istituzionali hanno bisogno di spazi per autorappresentarsi i conflitti da cui sono attraversati. Questi spazi, per funzionare secondo i principi di figurabilità onirica, devono avere sufficienti qualità trasformazionali. Le mutazioni topologiche che egli ha mostrato, indicano che, nelle istituzioni, siamo in presenza di una autentica attività psichica gruppale che risponde alle coercizioni che ci perturbano (unheimlich) e che dissimuliamo (verheimlichen).

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Destino del transfert nello psicodramma psicoanalitico

di Duez Bernard

Abstract:

L’oggetto di questo lavoro, è il destino specifico del transfert negli approcci del gruppo psicoanalitico, a partire dall’utilizzo dello psicodramma con persone fortemente antisociali e borderline. La diffrazione considerata nella terapia classica alla pari di una resistenza, è presentata come ciò che supporta le associazioni del gruppo, rappresentando un fattore primario di trasformazione e di elaborazione nello psicodramma. L’inversione contenente/contenuto ripristina la piena valenza del transfert topico presente nel lavoro con soggetti antisociali, in quanto tentativo di fusione o di esclusione rispetto allo stabilire un legame con l’altro/i, da cui la necessità ed importanza di lavorare sul qui ed ora del sentire e dell’esperire psichico dei partecipanti.

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Drammatizzazione e immaginazione nella “Civitas Quadrata”: la psicosi non è un’isola

di Iannotta Anna, Tedaldi Stefania

Abstract:

I due contributi presentati leggono nell’immagine, la chiave per descrivere più efficacemente la realtà sperimentata. L’obiettivo è di presentare l’importanza del coniugare la passione per la tecnica dello psicodramma con il rigore per la ricerca teorica. Nel primo articolo di S. Tedaldi, si propone una descrizione iconica delle situazioni descritte, basata su simboli visivi che hanno un carattere di universalità e di immediatezza che le parole non sempre hanno. Nel secondo scritto di A. Iannotta, si fa riferimento invece a ciò che Lacan intravede nell’icasticità dell’esperienza visiva come soluzione alle ambiguità del linguaggio: nel dipinto Gli ambasciatori di Holbein il ritrovamento di una figura extravagante è decisiva per scoprire il senso dell’opera, tuttavia la capacità comunicativa dell’immagine non è assoluta.

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Il lavoro dell’intersoggettività nell’elaborazione dell’esperienza traumatica attraverso lo psicodramma

di Kaës Renè 

Abstract:

In questo articolo è descritto come l’elaborazione di un’esperienza traumatica massiva possa trovare sostegno e risorse nel processo psicoanalitico dello psicodramma di gruppo.
Le caratteristiche della situazione psicoanalitica gruppale qualificano un lavoro psichico particolare le cui modalità, la dinamica e l’economia traggono profitto dal lavoro dell’intersoggettività, dal processo associativo gruppale, dalla pluralità di riferimenti figurativi e dalla polifonia del discorso.

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Lo sguardo (tra psicoanalisi e psicodramma)

di Lemoine Gennie

Abstract:

The author claims that the element of sight is that which distinguishes psychodrama from psy- choanalysis; in the latter the patient cannot draw his own image from the analysts glance and is thus forced to renounce to his imaginary identity. The Author however denies that in the analytic psychodrama either therapists or participants are confined to the level of the imaginary, of specular identification and repetition. On the contrary, the bewilderment experienced by the individual who enters the psychodramatic group (in which transfert is diluted among all participants) may even be greater than the one experienced in the course of psychoanalysis, where transfert creates a bond between patient and analyst. Indeed, rather than to a reassuring maternal circle the psychoanalytic group may be compared to a hole similar to that into which the newborn falls on his emerging from his mother’s womb: a world in which every color and sound represents a wound. There must not be any common referent and no external reality must enter the psychodramatic group in order to permit analytic work. Lastly, a reference is made to Nietzsche by showing how psychodrama, due to the many forces it haphazardly frees, activates the law of desire and castration, that is the very law of the unconscious. Therefore psychodrama is analytic in its very premises.

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Sogno e gioco nello psicodramma tra realtà e reale

di Lemoine Gennie

Abstract:
According to the Author, the narration of the dream during a psychodramatic session creates va- rious difficulties for the analyst. It is suggested that the best situation is not in playing out the dream but in referring it to the transfert of the dreamer on to the group. The basic function of play in psychoanalytical psychodrama is then described. Play is not meant to reproduce faithfully the past reality but to re-question the significance which the patient gives it, entrusting its meaning to wish of the Other. The risk of proceeding to play, together with the fact that the subjects wish does not coincide with that of the other, is referred to Nietzsche’s concept of tragic risk and desire for power.

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Per una teoria psicoanalitica dello psicodramma

di Lemoine Paul

Abstract:
Towards a psichanalatyque du psychodrame The Author gives several examples of the elements which differentiate analytic psychodrama from psychoanalysis: 1) the glance, which (as the choice of the auxiliary ego often shows) brings out the unifying feature even before a word is spoken; 2) transference, which in psychodrama oscillates between transference on the analyst and lateral transference; 3) play, which revives what is distant in time, not so as to transform a past event, but so as to allow the patient to consider it critically. The pleasure of infantile play, in fact, is not sufficient for adult therapy ; the symbolization of play and the analysis of mourning are also necessary.

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Psicodramma o Psicoanalisi?

di Lemoine Paul

Abstract: 
Psychodrama or psychoanalysis? The acting-out in psychodrama distinguishes psychodrama from psychoanalysis. The psychoanalytic act in psychoanalysis consists in the abstention of the therapist which, together with the patient’s frustration, causes the revocation of his early experiences. In psychodrama, however, acting and play are real events. They permit the taking up of the matter in hand where the patient left it and the correction of its present consequences. The A. sustains that the intervention of the auxiliary ego in play can arrest repetition and spark off the mourning process in the protagonist. Some examples demonstrate that the two forms of therapy distinguish themselves in transfert articolation. The A. sustains that in psychodrama the therapist should neither frustrate the patient nor control his transfert. The importance of the countertransfert in the psychodramatic therapy of psychotics is also discussed. In a small group a context is made in which the desire of the patient can be reconstructed.

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Un’esperienza di insegnamento all’università di Roma: teoria, metodo e tecnica dello psicodramma analitico

di Mele Luisa, Cecchetti Paola

Abstract:

L’articolo presenta l’esperienza di un insegnamento-incontro sullo psicodramma analitico tra due cattedre dell’Università Sapienza di Roma, al fine di introdurre gli studenti del quarto anno del corso di laurea in Psicologia ad un apprendimento orientato verso la ricerca creativa. Lo psicodramma è declinato attraverso l’attivarsi di un campo in cui la parola rende possibile il gioco, e in cui i ruoli assunti, interagiti o rappresentati dai componenti del gruppo in funzione di “io ausiliari” distinti nello spazio e nel tempo da quelli avuti nel passato, vengono raccontati e assumono un’importanza fondamentale. Attraverso l’identificazione e la proiezione, il mondo circostante è re-interpretato alla luce dei ruoli interni alla psiche in un’efficace rimessa in funzione della rêverie.

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Inestricabili Apeira

di Mele Luisa

Abstract:

Nell’articolo è presentato l’impianto teorico dello psicodramma analitico così come oggi è attualizzato e praticato nel centro Apeiron. L’importanza di trasmettere tale strumento di lavoro alle generazioni di terapeuti, passa attraverso la necessità della formazione permanente, dei Seminari, della Supervisione, dei Cartels, del progetto didattico della scuola di specializzazione Sipsa-Coirag, e dell’esperienza di psicanalisi individuale. Il valore metodologico dello psicodramma consiste nel coniugare la tecnica con la teoria psicanalitica in quanto dispositivo proprio di una pratica di parola in cui il soggetto fa una domanda, e attraverso la parola ricerca la relazione del desiderio con la domanda che le è eterogenea. Desiderio che incontra la mancanza, nell’elaborazione del lutto del godimento perduto ma perdutamente inseguito, attraverso la riflessione autonoma del paziente, il suo “a solo”, e nel “cambiamento di ruolo”, il “doppiaggio” di altri partecipanti, la possibilità di parlare dal posto dell’Altro nell’attualizzazione della recita.

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Campo immaginario e campo ludico

di Miglietta Donata


Abstract:
Il principio evoluzionistico costituisce una guida permanente all’organizzazione del mondo e alla sua gerarchia funzionale. La complicazione delle situazioni che viviamo risulta dalla combinazione attraverso il tempo di elementi primari che è importante scoprire. La traccia dei dinamismi elementari va dunque ricercata in tutti i momenti e in tutti i livelli delle combinazioni secondarie che possiamo incontrare, combinazioni che presentano una molteplicità infinita. Il più complesso offre lo spettacolo del più semplice che si ripete, e il più semplice nasconde i germi del più complesso. Nasce da qui, oltre che dal fatto che la ricerca sul gioco cominciò ad ampliarsi e a progredire per merito dell’etologia, la ragione di questa premessa. Fu infatti la scoperta che la selezione della capacità ludica potrebbe avere un’importanza cruciale nell’evoluzione e determinare una svolta decisiva nelle ricerche sul gioco.

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Da dove veniamo

di Miglietta Donata

Abstract:
Il presupposto del lavoro è di mettere in comune alcune riflessioni sui cambiamenti che la Scuola sta facendo emergere e rende visibili e che toccano il piano della simbolizzazione istituzionale e quello dell’identità professionale degli psicoterapeuti che diploma. Le istituzioni didattiche sono deputate alla crescita culturale e alla socializzazione secondaria degli allievi, proprio come la famiglia è deputata alla crescita fisica e alla socializzazione primaria dei figlioli. Partendo dalla considerazione che nelle istituzioni psicoanalitiche la dipendenza si appoggia su un comune oggetto d’amore culturale che tutti i soci riconoscono e condividono, l’autrice si interroga su quale sia l’oggetto che accomuna i soci della C.O.I.R.A.G. e di conseguenza quale sia il patrimonio che viene trasmesso ai diplomati. Le considerazioni che sono fatte intendono aprire un confronto sul tema della formazione delle nuove generazioni di psicoterapeuti  all’interno della Scuola Coirag e nei training professionalizzanti delle Consociate. La Scuola diploma, infatti, psicoterapeuti che fanno esperienze diverse sul piano della psicoanalisi o della psicoterapia personale e, quanto avviene dopo il diploma, va a costituire tutta una nuova generazione che potrà aspirare ad essere la rappresentante del futuro istituzionale anche nella C.O.I.R.A.G. stessa.

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Il luogo del gioco

di Miglietta Donata

Abstract:
In un gruppo che da qualche seduta sta lavorando sulla sessualità un partecipante racconta un sogno nel quale mentre sta consumando un rapporto extraconiugale appartato in un luogo oscuro viene bruscamente interrotto dall’irruzione di una scolaresca di bambini uno dei quali si ferma a guardare la scena. Il paziente che sogna sta affrontando un conflitto intenso tra le spinte trasgressive e la tenerezza per il proprio bambino che teme di perdere seguendo gli impulsi sessuali. Il sogno viene messo in gioco per la risonanza che assume in un periodo in cui il gruppo oscilla tra tematiche trasgressive e sentimenti di colpa. Una coppia viene messa al centro e tutto il gruppo viene chiamato a rappresentare la scolaresca dei bambini che irrompono. Durante lo svolgersi del gioco Carlo, che sta rappresentando uno dei bambini, arrossisce in modo visibile a tutti e l’attenzione del gruppo si rivolge all’effetto imprevisto che la scena ha prodotto. Carlo parla allora di un ricordo infantile, affiorato durante la rappresentazione, di una notte in cui svegliandosi e alzandosi si era trovato di fronte alla visione di un rapporto sessuale tra la madre e un uomo sconosciuto. Il bambino del suo ricordo aveva guardato senza essere visto ed era poi tornato nel letto cadendo in un profondo sonno

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La costruzione del gruppo utilizzando la tecnica del role-playing

di Picinotti Stefania, Romagnoli Paolo

Abstract:
Il role-playing è una tecnica che ha grande popolarità. Chi non ha mai partecipato ad un role-playing in vita sua, in un’aula di formazione, in una selezione, in un assessment centre? Nella nostra esperienza di formatori in azienda ci è capitato di osservare e di sperimentare le diverse modalità in cui può essere utilizzato. Riteniamo che questo strumento, in quanto drammatizzazione di comportamenti di ruoli sociali o organizzativi, permetta veramente la libera espressione dei partecipanti facendo loro sperimentare stili personali e modelli comportamentali diversi. In altre parole, agire un problema, attraverso una drammatizzazione, fa emergere atteggiamenti e comportamenti che altrimenti rimarrebbero celati nella loro espressione solo verbale e razionale. Per questo motivo il role-playing ha origine dal teatro della spontaneità e dallo psicodramma moreniano. Proponiamo quindi un seminario esperenziale in cui la tecnica del role-playing sarà utilizzata in alcune sue varianti come percorso che introduce allo psicodramma analitico. Da qui il necessario sottotitolo, che qualifica e raccorda le attività che proporremo con l’intento di coinvolgere attivamente tutti i partecipanti che vorranno giocare e “giocarsi” con noi.

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Psicodramma analitico e gruppi omogenei: un’esperienza con le coppie adottive

di Picinotti Stefania, Romagnoli Paolo

Abstract:
Partendo dalle considerazioni esposte in Vasta e Girelli (2010), presentiamo la nostra esperienza di gruppi omogenei che nasce come una ricerca sul campo con lo scopo di approfondire il discorso sull’omogeneità e su come essa si articola all’interno del particolare impianto metodologico rappresentato dal dispositivo dello psicodramma analitico. Da molti anni portiamo avanti il lavoro con le coppie adottive, collaborando con una Associazione per le adozioni internazionali, improntandolo da un lato verso l’obiettivo comune di supporto, sostegno ed elaborazione del desiderio di coppia, e dall’altro verso una vera e propria forma di psicoterapia di base della cui domanda parleremo più avanti in questo scritto. In questa breve e non esaustiva esposizione vogliamo mettere in evidenza come, nell’esperienza clinica, un gruppo definito omogeneo per sintomo, per status e per fase del ciclo di vita, possa essere considerato a tutti gli effetti un gruppo terapeutico aperto e a tempo indeterminato. A questo proposito ci sembra opportuno, prima di entrare nel dettaglio delle considerazioni e delle nostre riflessioni, descrivere brevemente il nostro lavoro.

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Educare all’impossibile, prove di trasmissione…

di Picinotti Stefania

Abstract:
La lettura del testo di R. Maragliano “Pedagogia della morte” (2012) ha attivato in me un processo di libera associazione che si è articolata in due direzioni diverse, ma profondamente intrecciate tra loro, che hanno preso la forma di un breve scritto e di un altrettanto breve video autoprodotto. Entrambi i lavori hanno come comune denominatore il montaggio di sequenze di scrittura e  di film. Ho voluto affrontare il tema della morte e della vita, poiché l’una non è disgiunta dall’altra, in una prospettiva psicoanalitica attraversando lo scritto di Maragliano in maniera fluttuante, lasciando sedimentare i vissuti, i pensieri che emergevano via via nel luogo dell’inconscio. L’impatto e’ stato paralizzante e disorientante a fronte di un testo che si e’ presentato al mio ascolto come un urlo, come una pro-vocazione riguardo ad un argomento scomodo. “Pedagogia della morte”, ma che vuol dire? Impossibile da trattare se non percorrendo i vissuti di empasse e di spaesamento in un territorio che chiama in causa anche la vita, l’inizio e la fine della vita. Senza alcuna intenzione di addentrarmi in questioni teoriche o ideologiche, mi sono limitata a descrivere, in relazione a questi temi, una funzionamento che prendesse una forma nuova ed inedita attingendo dalle formazioni dell’inconscio, una verità soggettiva che potesse essere trasmessa.

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Genealogia del corpo e corpo genealogico

di Tagliaferri Carmen, Cecchetti Paola

Abstract:
Condizione di partenza è un gruppo. Si tratta di mostrare come, posto dinanzi alla stessa immagine, nel nostro caso il quadro di Frida, ciascuno ne faccia una rappresentazione estremamente personale, un ritratto della propria famiglia, una quadro delle proprie vicissitudini interne e dei legami transgenerazionali che lo hanno segnato. Ogni componente del gruppo si trova, senza esserne consapevole, ad occupare diverse posizioni: la posizione che occupa come figlio/a e come madre/padre;  la posizione che la madre occupa rispetto alla coppia dei propri genitori, quella che il padre occupa rispetto ai propri genitori, la posizione che occupa il soggetto all’interno del corpo materno e all’esterno, la posizione nello spazio-ambiente che abita ogni personaggio all’interno e all’esterno della psiche e nella realtà esterna, la posizione nel tempo cronologico, nel tempo della ripetizione, nel tempo della ricostruzione.

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Viene come nebbia e nel buio se ne va

di Tagliaferri Carmen, Cecchetti Paola

Abstract:
La finalità del corso era: chiarire che l’aborto è sempre un evento che può avere nella vita simbolica di chi lo incontra, operatore o donna che ne fa richiesta, un effetto strutturante o destrutturante a seconda che, seguendo le parole di Françoise Dolto venga “umanizzato” o meno. Gli obiettivi specifici erano: acquisizione delle capacità di gestire la propria professionalità in base al vissuto emotivo, relazionale e al disagio dato dall’operare per l’applicazione della legge; addestrarsi, attraverso l’osservazione di micro-eventi altrimenti destinati a passare inosservati, a costruire situazioni di pensabilità nelle quali il lutto fosse riconosciuto e gestito.

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Un’esperienza di psicodramma analitico

di Tagliaferri Carmen

Abstract:
Nell’ambito del convegno è stata proposta ai partecipanti un’esperienza di psicodramma analitico o psicodramma freudiano come i loro fondatori, Paul e Gennie Lémoine, l’hanno denominato. Il soggetto è chiamato a rappresentare il suo racconto al centro di un cerchio, sotto lo sguardo di altri. Il corpo nell’atto della drammatizzazione diventa il punto sul quale si incrociano gli sguardi frantumando l’immagine nei molti significanti che ogni partecipante investe sul corpo dell’altro. E’ proprio operando una tale frammentazione che ognuno mette in gioco il proprio fantasma rendendosi disponibile ad evocare, nell’immagine dell’altro, quanto di un rapporto più antico era andato perduto. Scrive M. Jousse, ne “L’antropologia del gesto”: “Le nostre parole sono incarnate profondamente nei nostri gesti tanto che per avere la parola dobbiamo fare il gesto”.

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Il luogo clinico comune della psicoanalisi e dello psicodramma

di Zerbino Ettore

Abstract:

La discussione proposta nell’articolo, interroga psicoanalisi e psicodramma circa la possibilità di riconoscere un luogo clinico unico al di là della differenza dei procedimenti. Lo psicodramma è così presentato nella capacità di promuovere la rielaborazione di una qualsiasi situazione clinica, al fine di riattivare in un contesto clinico ulteriore, quanto di non detto e non visto è rimasto della situazione precedente.

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