Immaginario/Simbolico/Reale

Immaginario, simbolico e reale sono tre categorie introdotte da Lacan che organizzano l’esperienza dell’essere umano.
L’immaginario è il registro delle identificazioni e del narcisismo, dell’io (moi) e delle relazioni intersoggettive; a questo livello il soggetto assume come propria immagine l’altro speculare così come viene descritto da Lacan nella fase dello specchio. All’interno del gruppo ha a che fare con l’identificazione narcisistica tra i diversi membri alla base del transfert orizzontale.
Il simbolico è il registro del linguaggio, un ordine sovraindividuale che anticipa la dimensione dell’immaginario. Il campo del simbolico è quello dell’Altro inteso come luogo del linguaggio e della cultura, diverso dall’altro speculare. Nel gruppo questa dimensione si innesta nello scarto tra narrazione e gioco, tra gruppo e singolo e permette l’emersione nel soggetto di un sapere insaputo.
Il reale si definisce come dimensione dell’impossibile essendo ciò che resiste sia alla cattura immaginaria che alla presa del simbolico e del linguaggio. Del Reale non vi è padronanza. Espulso dalla realtà torna sempre nello stesso punto. Il reale è ciò che resta del processo di simbolizzazione e quindi si pone come limite operativo della cura e della formazione.

Bibliografia:
Lacan J. (1937), “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”. In: Contri G. B. (a cura di), Scritti vol. II. Einaudi, Torino, 2002.
Lacan J. (1953), “Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi”. In: Contri G. B. (a cura di), Scritti vol. II, Einaudi, Torino, 2002.

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