La coppia terapeutica

Nello psicodramma analitico come in analisi, il terapeuta non ha, per i pazienti, né uno status né una storia, ma dobbiamo ammettere che ha un nome e soprattutto, qui, nello psicodramma, ha un corpo che è sessuato, vecchio o giovane, grande o piccolo, grasso o magro…..ecc. Anche la voce nella sua particolarità è corpo” ( Croce 2001, pag. 162)

Lo psicodramma così come praticato alla SIPsA è stato definito nella sua teoria e nella sua pratica dal lavoro di Gennie e Paul Lemoine, una coppia (1). Una coppia di analisti conduce e osserva solitamente il gruppo di psicodramma, alternandosi di seduta in seduta, alla conduzione e all’osservazione. Luoghi intercambiabili di una stessa funzione analitica.

L’alternanza di stile di ascolto, di conduzione, di intervento, di scrittura permette l’infrangersi di una  dimensione pacificante e unitaria del lavoro di seduta in direzione invece della sorpresa, dell’inaspettato, dell’incontro con il simbolico; si incrina cioè la dimensione immaginaria che coinvolge i due terapeuti, a partire dal loro supposto sapere. ( Croce 2001)

“Questa differenziazione si intreccia con il transfert e i suoi livelli, operanti nel gruppo di psicodramma. In considerazione dell’alternanza dei terapeuti, avremo una riduzione del transfert verticale, a favore della lateralizzazione, che manda in pezzi i legami o gli incontri immaginari favoriti

dalla pulsione scopica attiva nel gruppo. Si assiste, quindi, ad una maggiore o minore facilità per ogni paziente ad esporsi con un determinato terapeuta in connessione sia con le richieste dell’ideale dell’Io, sia con il corpo pulsionale del terapeuta, corpo sessuato con una voce e uno sguardo, corpo fatto di tratti che possono funzionare come tratti unari. Questi aspetti, che appartengono al registro immaginario, condizionano il transfert nel modo in cui Freud (1912) indica quando dice che il medico, ma diremo nell’accezione più ampia, il curante, viene inserito in una “serie di imago” attraverso le quali si è costruita la struttura dell’Io del paziente e si è articolata la sua storia” (Picinotti 2020).

Nel caso di gruppi con i bambini, scrive Donata Miglietta “soprattutto con i bambini più piccoli il coterapeuta è di aiuto nei momenti più tumultuosi del gruppo quando i piccoli rischiano di farsi male, piangono, escono dalla stanza, chiedono di essere accompagnati ai servizi. Ma l’essere in due, come nella coppia genitoriale, è anche un modo di pensare insieme all’esperienza che scorre, di confrontare i punti di vista, di far sì che uno dei due si lasci trasportare dal gioco mentre l’altro mantiene una funzione di pensiero […] nei gruppi di bambini descritti da Gerbaudo viene utilizzato lo psicodramma e la tecnica non differisce da quella dei gruppi di adulti […] i gruppi vengono condotti da uno psicodrammatista animatore e da un osservatore” ( Miglietta 2007, pag. 126- 127) 

La costruzione della coppia dei terapeuti che conducono un gruppo di psicodramma ha una sua storia. La scelta del “partner” con cui co-condurre  può avere motivazioni diverse e infinite storie, a partire dal contesto in cui nasce il gruppo, privato o istituzionale (2), dalla natura del setting, chiuso o aperto, dalla durata ecc. Anche riguardo questa scelta c’è un immaginario che va infranto “l’altro, comunque sia stato incontrato, non è qualcuno che già c’è e che si tratta di raggiungere, di comprendere bensì qualcuno che non c’è ancora, qualcuno che non c’è mai come lo immaginiamo, qualcuno che non rappresenta solo l’alterità ma l’inappropriabile, nella coppia l’altro è un misto di affinità, reciprocità e asimmetria” (Tagliaferri 2020)

Per la coppia di psicodrammatisti che si avvia alla conduzione di un gruppo si pongono due compiti (rispetto allo stato di coppia): come la coppia possa “appropriarsi” del setting, come possa definirlo, proteggerlo, farne un oggetto condiviso nella ineliminabile e feconda differenza che li caratterizza. Secondo, affrontare, elaborare, gestire il transfert sulla coppia da parte dei pazienti ( Cara, 2020).

Bibliografia.

Cara A.M., 2=1 e 3, Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Croce Elena B., La realtà in gioco. Reale e realtà in psicodramma analitico, Borla, 2001

Gatti C., Un più uno non fa due, Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Gerbaudo R., Lo psicodramma analitico con i bambini, Armando editore, 1988. 

Iannotta A., Riflessioni sulla coppia terapeutica. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Katsaras P., La coppia dei terapeuti nello psicodramma. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Lo Tenero D., Una coppia al lavorosu di un caso di psicodramma individuale di una preadolescente. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Miglietta D. ( a cura di), Bambini e adolescenti in gruppo, Borla, 2007

Picinotti S,, La coppia dei terapeuti: clinica dei frammenti vs. clinica del caso. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Romagnoli P., La polifonia della coppia. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Tagliaferri C., Introduzione. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

Tedaldi S., Piaceri e dispiaceri nell’essere in due, 2020. Seminario Immagine e Rappresentazione. www.apeironpsicodramma.com

NOTE
(1) Un loro riferimento è stato sicuramente, anche se non viene citato, all’idea di coppia di cui parla Lacan nel Seminario La logica del fantasma (1966-1967) dove distingue l’uno contabile dall’uno mitico che egli riferisce all’immaginario della relazione madre-bambino. L’uno contabile è quello della sequenza dei numeri interi, l’uno che serve da riferimento, da misura. Questo uno della misura è, confrontato ma anche insidiato dall’unità unificante madre-bambino, dalla loro iniziale fusione mitica. L’uno contabile si ritrova inglobato nell’uno dell’unificazione che rinvia alla madre, a quella che è stata per il bambino, la prima presentificazione dell’Altro. Questo significante materno è presente dietro ogni coppia reale. Parafrasando il freudiano l’ombra dell’oggetto cade sull’io potremmo dire che l’ombra dell’unificazione aleggia sulla coppiacon i suoi effetti fusionali spesso mortificanti, imbriglianti. (Tagliaferri, 2020)

(2) Faccio un’ipotesi, che un gruppo istituzionale richiede che si faccia meno legame perchè si fa affidamento su un presupposto che ci sia un terzo, l’istituzione ( Iannotta, 2020)

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