Osservazione

Il dispositivo dello psicodramma analitico prevede la presenza di due psicodrammatisti durante la seduta che si alternano di volta in volta rispettivamente nella funzione di animatore e osservatore.

L’osservatore rimane in silenzio durante la seduta, è collocato al di fuori del cerchio “libidinale” costituito dal gruppo e ne è fuori anche spazialmente. Al termine dell’incontro restituisce al gruppo la sua osservazione. Questa restituzione può essere scritta, orale o basata su degli appunti presi durante la seduta. 

Per J. e P. Lemoine l’osservazione è il rinvio di una immagine analizzata linguisticamente, non una interpretazione o una consolazione; non risponde a nessuna domanda proveniente dal gruppo né di soddisfazione narcisistica, né di attacco, né di riduzione. 

Il compito dell’osservatore è di rilevare l’atto unico presente nelle diverse scene della seduta. 

I Lemoine sottolineano la natura linguistica di tale rilevazione, accostando il suddetto atto unico al canovaccio teatrale e all’ ipogramma. L’osservazione fa riferimento a ciò che è stato scritto durante la seduta, sia nelle parti parlate che in quelle rappresentate.

Per S. Gaudè la posizione dell’osservatore è quella da dove si riflette tutto ciò che avviene durante la seduta (la posizione di Nieto Velazquez ne Les Meninas), una posizione marginale al gruppo, al di fuori delle rappresentazioni e che prescinde dal discorso nella seduta.  

La lettura posta al termine dell’incontro pone aprés coupe un elemento di unità alla seduta stessa e al suo discorso. Non si tratta di nominarne la trama ma di darne conto, di rivelarne le tracce, consiste nel porre un confine legando insieme i discorsi e i giochi e chiudendo il giro rivelando il cardine attorno cui si sono articolati. La sua funzione è quella di messa in prospettiva degli elementi presenti nel copione e nella rappresentazione, il partecipante che porta con sé l’immagine ideale di se stesso ha la possibilità allontanarsi e ritornare al suo punto di vista fino ad arrivare alla possibilità di uscirne.  

La presenza dell’osservazione segnala la messa in campo, nello psicodramma, della divisione tra l’occhio e lo sguardo, il punto di oscillazione tra soggetto vedente e soggetto guardante. “Lo psicodrammatista-osservatore è il supporto e l’agente prevalente della funzione di visione…la funzione di visione concerne il sapere, mentre nel campo visuale si mescola strettamente per il partecipante a quella di un “vedersi”, di un “vedercisi” (Gaudé S. 2015).

Per E. B. Croce l’osservatore ribalta il discorso manifesto insieme alle certezze raggiunte durante la seduta rimandando al gruppo brevemente i punti nodali che ha colto, il suo intervento contribuisce ad incrinare l’illusione che un traguardo sia raggiunto una volta per tutti e per tutti quanti (Croce E. B. 2010). 

Dalla Ricerca SIPsA “Dalla Mappa al Territorio” emergono i seguenti risultati rispetto all’utilizzo e alla funzione dell’osservazione praticata dai membri della suddetta società: l’osservazione, secondo la maggior parte del campione (54,8%), viene scritta e poi letta al termine della seduta, alcuni intervistati utilizzano entrambe le forme (letta e poi scritta oppure dichiarata a braccio). L’osservazione viene definita soprattutto come una pratica di ascolto che, secondo alcuni intervistati, deriva dalla regola dell’ascolto fluttuante, astinente e dalla pratica dell’osservazione diretta. Oggetto di quest’ascolto sono le dinamiche gruppali, le tracce dell’inconscio, i significanti, il non detto, l’invisibile e gli inciampi del discorso; viene sottolineato ripetutamente che questi “contenuti” emergono dal campo ristretto dei giochi messi in scena. L’osservazione ha la funzione di restituire un filo rosso che colleghi il discorso del singolo al discorso del gruppo, per fornire nuovi interrogativi, rovesciare il discorso manifesto, evidenziare il senso derivato dai giochi. La costruzione dell’osservazione implica un doppio registro temporale che tenga presente sia il qui ed ora della seduta sia la storia del gruppo. L’osservazione viene definita come il vero atto analitico. Secondo le risposte raccolte, l’osservazione prevede alcuni passaggi nodali che partendo dall’ascolto approdino alla costruzione di una restituzione. 

Con il termine “ascolto” si fa riferimento all’attenzione fluttuante sull’inconscio individuale e di gruppo, sul non detto, su ciò che distingue soggettivamente i vari partecipanti. Un ascolto sistematico ai componenti del gruppo, silenzioso e astinente. Una lettura delle interazioni in chiave relazionale, psicodinamica e sistemica. Un’individuazione delle identificazioni proiettive che dalla narrazione attraverso il gioco riescono a mostrarsi. La restituzione dell’osservazione è volta a collegare, sottolineare, provocare l’apertura di nuovi interrogativi. Per alcuni intervistati prevede la scrittura. Può avere la forma di domande aperte per rievocare situazioni rimaste in sospeso, puntualizzando aspetti nodali, “rovesciando ancora una volta il discorso manifesto e mettendo in questione le certezze raggiunte”. L’osservazione è basata sul rilancio, la sorpresa e l’enigma, dovrebbe sostenere ma anche integrare la conduzione.

Il linguaggio che viene scelto è nella maggior parte dei casi semplice, assolutamente non teorico o tecnico, orientato alla comprensibilità; altre risposte indicano l’utilizzo di elementi evocativi, metaforici, simbolici con riferimenti mitologici, artistici. 

In una risposta si evidenzia la possibilità di utilizzare i significanti emersi dalla seduta e il linguaggio dei partecipanti al gruppo affinché risuonino in modo significante.

In misura minore il linguaggio scelto deve essere enigmatico, non saturante, che apra la parola.

Bibliografia
Cecchetti P. (a cura di) (2013) Terre contigue, psicoanalisi ed educazione: il ruolo dell’osservazione. Borla, Roma.
Brutti, C., Brutti, R. (a cura di) (1996) Uso e abuso dell’osservazione. Quaderni di Psicoterapia infantile, 33. Borla, Roma.
Scotti, F. (1984) Osservazione. In: Formazione in psicoterapia (a cura di Brutti C. et al.). Quaderni di Psicoterapia infantile, 11. Borla, Roma.
Scotti F. (a cura di), (2002) Osservare e Comprendere. Borla, Roma
Tarsia, T. (2009) Educare lo sguardo. Esperienze e proposte formative sull‘osservazione nelle scienze sociali. Armando, Roma.

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