Psicodramma individuale

Lo psicodramma individuale è un dispositivo che prevede la presenza di un solo paziente e di una equipe di lavoro; i membri di quest’ultima assumono le funzioni di conduttore, osservatore, io ausiliari. Esistono diverse modalità di costruzione del setting, costoso e impegnativo, che prevede la presenza di minimo 4/5 partecipanti al gruppo per un solo paziente; tutti i membri dell’equipe di lavoro possono essere scelti come ego ausiliari nei giochi, tranne, naturalmente, il conduttore. 

Elena Croce (Croce, 2010) sottolinea l’importanza che  tutti i partecipanti all’equipe di lavoro abbiano svolto un training necessario  e specifico a questo contesto (non prevede quindi la presenza di personale paramedico, studenti di psicologia o medicina) a causa della delicata funzione che si è chiamati ad assumere, sia in termini di conduzione che di io ausiliare; i partecipanti, oltre alla coppia conduttore/osservatore, si trovano al centro dell’intreccio tra il transfert in relazione al  posto assunto nel gioco e il transfert  nella loro posizione di terapeuti. Esistono comunnque  esperienze di psicodramma analitico individuale in cui vengono coinvolti nella funzione di io ausiliari tirocinanti della facoltà di psicologia, studenti di scuole di psicoterapia, psicodrammatisti in formazione anche per il valore formativo che tale esperienza può assumere (Tagliaferri C., 2018); in questi casi viene mantenuta l’osservazione, orale o scritta;  per  Croce (Croce B. E., 2010) alla fine della seduta non c’è una vera e propria osservazione perché tutti i membri dell’ equipe sono stati coinvolti nella conduzione e/o nei giochi.

In base al singolo caso sarà possibile decidere se considerare lo psicodramma individuale come una esperienza conclusa in sé o come propedeutica a un altro tipo di terapia.

La messa in campo di un dispositivo così costoso e complesso nella sua articolazione organizzativa è sotteso alla presenza di due necessità specifiche (Croce E.B., 2010): l’impossibilità per pazienti particolarmente fragili di affrontare la presenza di altri soggetti (come nello psicodramma analitico), del loro sguardo, dei loro commenti, non vincolati dalla questione della neutralità e dell’astinenza e il conseguente rischio di  intensificare i vissuti di frammentazione o l’emersione di dinamiche di rifiuto o di espulsione. Inoltre questi soggetti, a causa della loro grave compromissione e fragilità, portano nel rapporto con l’altro una profonda carenza di reciprocità e possono indurre drastici cali dell’attenzione e insofferenza negli altri partecipanti; questi elementi hanno l’effetto di impoverire per tutti l’esperienza dello psicodramma.

La presenza di terapeuti che hanno esperito un training adeguato (o di tirocinanti supervisionati da psicodrammatisti esperti) dovrebbe garantire la neutralità e l’astinenza degli interventi e permettere al soggetto fragile di sentirsi in un clima di fiducia, libero da conflittualità ingestibili. 

All’interno di questa cornice l’equipe terapeutica ha la possibilità di fornire al soggetto una immagine stabile e tranquillizzante, uno sguardo materno ideale che si oppone al vissuto di frammentazione e lacerazione, “una specie di autorizzazione ad esistere” (Croce, 2010 p. 311). L’integrazione di una immagine del corpo meno frammentata e più stabile permette il rinvio da parte dei terapeuti di immagini ulteriori come possibilità di comportamenti e atteggiamenti nuovi possibili. 

Lo psicodramma individuale, inoltre, scongiura la formazione di un transfert massiccio su di un solo terapeuta (come nel caso di una analisi individuale). Questi soggetti si rivolgono all’analista come unico soggetto supposto sapere, come madre non castrata alla quale porre la loro domanda totalizzante, domanda che soffoca la possibilità di una qualsiasi ulteriore domanda autentica.  La rotazione dell’animazione e quindi l’alternarsi dello stile, dell’ascolto, delle reazioni impedisce lo strutturarsi rigido di un interlocutore privilegiato, oggetto di idealizzazioni e del corteo annesso di invidia e odio. All’interno di questo contesto, dove le “voci” dei terapeuti forniscono un contenimento quasi ortopedico, il soggetto può riacquistare il valore della verbalizzazione, la libertà di assumere su di sé la parola.

Nello psicodramma individuale l’Io ausiliario assume una funzione importante e delicata oscillando tra gli estremi di una freddezza sterile e di una risposta collusiva ai bisogni del paziente.  La funzione del doppiaggio, “dal posto di”, va nella direzione di aprire interrogativi, direzioni possibili, alternative, nell’attenta valutazione dei modi e dei tempi dell’intervento. 

L’ Io ausiliario è “figura di transito e di prossimità […] L’io ausiliario delinea alcuni tratti significanti dell’oggetto del protagonista del gioco, li delinea solamente e questo basta perché si metta in moto, nel protagonista il gioco della ripetizione, nell’io ausiliario il gioco dell’identificazione”(Tagliaferri C. 2018, p. 1), inoltre portando nel gruppo la propria divisione soggettiva, la propria alterità radicale che lo abita partecipa al processo di ri-scrittura del punto di vista del paziente (Tagliaferri C., 2018).

Garnier (Garnier 1989) mette in correlazione l’utilizzo dello psicodramma individuale e la clinica della psicosi con le ultime elaborazioni teoriche di Lacan legate al concetto di sinthome. L’autore riflette sulla possibilità attraverso lo psicodramma individuale di un “chirurgia topologica” che rimedi alle falle del nodo borromeo (il sinthome appunto che annoda e tiene insieme l’immaginario, il reale e il simbolico), a forclusioni parziali.  “Queste falle [..] possono essere riparate grazie ad una chirurgia nel senso topologico – è d’altronde uno dei sensi del sintomo: un laccio annodato borromianamente sul punto della falla, il nodo ripara. Lacan precisa a questo punto che si tratta di una saldatura nell’analisi…e […] se si produce una falla in un determinato punto, le conseguenze si fanno sentire più in là […] e se, come si sente spesso dire, lo psicodramma privilegia l’immaginario, gli effetti potranno farsi sentire sul Simbolico, o più esattamente sull’insieme R.S.I.” (Garnier 1989, p.125). 

Il dispositivo psicodrammatico quindi opera laddove la parola non è possibile, dove non c’è articolazione, annodamento.  “Il gioco, solo perché propone delle finzioni -una sedia per qualunque altra cosa, un terapeuta al posto di un ‘altra persona qualunque- induce costantemente delle immagini spostate, delle costruzioni che tentano di annodare le cose inducendo della soggettività- non è forse ancora l’immagine bucherellata contrassegnata da  –phi, ma non è più lo stesso né il doppio. Ci si può ancora chiedere perché un paziente, preso in un godimento indicibile, irrappresentabile, sul versante delle psicosi fuori della funzione fallica, accetterebbe quello che ha sempre respinto -a meno che il gioco stesso, o i terapeuti, non agiscano da operatori di godimento, da catalizzatori , che darebbero il cambio di godimento- cioè indurrebbero un godimento temperato, cifrato, non più senza rapporto con quello che è dato come godimento fallico“(Garnier 1989, p.126). 

Garnier arriva a proporre un godimento legato alla nodalità, alla funzione paterna al quale si rivolge lo psicodramma e che esercita una sorta di attrazione permettendo al paziente psicotico di “inciampare” nei lacci del significante e ad andare così oltre la dimensione de lo stesso.

Bibliografia
AAVV., (1990),  Areaanalisi.  Lo psicodramma individuale, annoIV, n.7.
Caruselli A., Migliorino L., Vinci S., (1989), Dalla coppia al gruppo di terapeuti nello psicodramma con un solo paziente.  Areanalisi anno III, n. 4
Garnier P., (1989), Il sinthome e l’immagine: due concetti operanti nello psicodramma individuale. Areanalisi anno III, n. 4. 
Guttieri A., Lo Tenero D., Marconi M., Tagliaferri C., Wuester A., (2016), Il Romanzo familiare come un labirinto. Quaderni di psicoanalisi e psicodramma analitico, il romanzo familiare, anno 8 n.1.
Tagliaferri C., Carpentieri, C., Fagnani L., Pibiri M., Principe G., Wuester A., (2018), Lo psicodramma analitico nella formazione dei tirocinanti post-lauream: la funzione di Io ausiliario. (pubblicazione on line https://apeironpsicodramma.com/).

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