EVENTO – “Arte & Psicodramma freudiano: Canova. Eterna bellezza”

Il Centro Didattico Apeiron SIPsA, in collaborazione con COIRAG, organizza per il giorno Sabato 07 Marzo, l’evento:
“Arte & Psicodramma freudiano: Canova. Eterna bellezza”

Introduzione
La bellezza e “l’esperienza del bello” sono effettivamente capaci di modificare in meglio diversi aspetti rilevanti per il nostro benessere.
Questa idea ci riporta al concetto di estetica come filosofia della conoscenza
sensibile attraverso l’arte. L’incontro di oggi ci fa convergere nell’interesse comune per l’arte, e ci ex-pone ad essere “contaminati” dalla bellezza delle opere di Canova.
Nel suo testo ”Forme del bello” Remo Bodei (1995, p.102) dice: “L’arte – grazie alla ‘forma’ che trasfigura, si dice, ogni contenuto – compie la miracolosa metamorfosi del brutto reale in bello efficacemente rappresentato.”
Piuttosto che di arte come “illusione” in cui si ricorre a soddisfazioni
immaginarie, intendiamo l’arte come “allusione” che rimanda ad altro, un “altro” contenuto nelle forme stesse dell’opera.
“Il rimando all’ulterioritá appare come una convocazione implicita di tutti i significati, le forme, le combinazioni e le risonanze emotive, come l’invito a un confronto ellittico che non si conclude mai in maniera definitiva, come l’apertura a un riposizionamento e a una risemantizzazione virtuale e interminabile del mondo.
[…] L’opera d’arte fa apparire qualcosa, la evoca senza classificarla (anche
perché sembra impossibile esprimere le cose più importanti, al limite
dell’ineffabile, senza ricorrere o ai luoghi comuni o al discorso indiretto,
all’intensio obliqua che però colpisce il centro di relazioni significative).” (Idem, p.78).
“Il gusto è la facoltà di giudicare un oggetto o un tipo di rappresentazione
mediante un piacere, o un dispiacere, senza alcun interesse. L’oggetto di un
simile piacere si dice bello”
“E’ bello ciò che piace universalmente senza concetto” (Kant, La Critica del Giudizio, pp.42-50).
Il nostro percorso, che inizia attraverso la visitazione della mostra di un artista che é maestro nella produzione del bello, ci introduce ad altre visitazioni possibili dell’inconscio attraverso la sessione di psicodramma freudiano che seguirà.
Lo psicodramma ci consentirà di rimettere in gioco i vissuti e le suggestioni evocate dalla mostra, nel rispetto della regola fondamentale della psicoanalisi, quella delle libere associazioni.
La rappresentazione in gruppo ci porterà nei territori dello spaesamento dove ognuno potrà incontrare, sia per diretto coinvolgimento, sia per identificazione, qualcosa di nuovo, di non pensato e di non vissuto.
Stefania Picinotti, Daniela Lo Tenero

Restituzione della sessione di psicodramma
E’ destino che in tempo di virus e contagi la prima parola sia sterile, significante di qualcosa sanificato, privato dei germi, ma anche della generatività.
Sulla scena una coppia e un bambino che (non) esiste, un pezzo mancante che restituisce un dolore presente.
E’ solo la divisione tra occhio e sguardo che disegna luci e ombre, assenza e presenza come uno specchio che illumina ciò che c’è dietro, la parte posteriore, il post dove passato e presente si incontrano, “assenza più acuta presenza”, in un’ambivalenza che fa rabbia.
Un corpo assente che continua a toccare nonostante sia impalpabile.
Amorino, frutto di un incontro non sterile. Filo rosso che lega il passato al presente a ricordarci che siamo qui nonostante tutto e grazie a tutto ciò che siamo stati.
A testimoniare l’importanza di non lasciar cadere. A dare voce anche alle statue zitte. A dare corpo, attraverso la parola, all’inconsistenza che quotidianamente ci espone, ai buchi di cui anche siamo fatti.
Amabili resti.
Dai quali si vorrebbe sfuggire ma che richiamano la nostra presenza.
Esserci benchè gettati, proprio là dove vogliamo stare.
In viaggio con un gruppo di sconosciuti dove il contagio si fa contatto.
Così lo sguardo restituisce consistenza, allora sì che sto bene e mi viene da ridere e non so il perché.
In piedi davanti a uno specchio: è andata o ritorno?

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