LIBRO – “Analisi incompiute. L’analista in gioco con lo psicodramma freudiano”

La psicoanalisi nasce con casi dall’esito incerto, incompiuti, interrotti: Anna O., L’Uomo dei lupi… . La questione della sua terminabilità ne occupa in qualche modo il cuore. Non è un caso che Freud abbia dedicato al tema uno dei suoi ultimi saggi (Analisi terminabile e interminabile, 1937) che, sin dall’endliche/unendliche del titolo, nelle sue varie declinazioni – terminabilità, interruzione, sospensione, incompiutezza, intermittenza – pone dinanzi a domande ineludibili. Eppure spesso la comunità psicoanalitica – noi nel nostro operare quotidiano – glissa sull’argomento, soprattutto in un oggi disegnato dall’orizzonte dell’efficacia quantificabile e misurabile. Contro tale tendenza inerziale, questo lavoro, intende invece rilanciare freudianamente la priorità da assegnare alle analisi attraversate dallo scacco, dal fallimento, dall’impasse, lì dove l’analista incontra i resti inanalizzati della propria analisi, perché, come scrive Lacan “non c’è solo quello che (…) l’analista intende fare del proprio paziente. C’è anche quello che l’analista intende che il suo paziente faccia di lui” (Il seminario XI, tr. It. Einaudi, p.154). 
Il lavoro qui raccolto è ad opera di psicoanalisti tenuti insieme dalla pratica della ricerca attorno ad Apeiron/SIPsA che vede nello Psicodramma Analitico il tratto distintivo. I casi interrotti sono tutti interrogati e rielaborati con lo psicodramma analitico riletto alla luce di Freud e Lacan. Nel gruppo di Plurivisione, ogni terapeuta ha da principio presentato il caso e poi con la rappresentazione psicodrammatica messo in gioco il rebus dell’incontro.  La pluralità delle prospettive che lo psicodramma comporta, l’essere come soggetto continuamente dis-locato, induce l’analista a una nuova via elaborativa che genera nuove reti associative, tesse nuovi legami dei resti non tradotti e con essi trova il senso delle “interruzioni” di cui si tratta.

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